SINOSSI (ITA)
Una regista iraniana (Sepideh Farsi) che vive a Parigi e una giovane fotoreporter (Fatma Hassona) che vive con la famiglia in Palestina documentando con le sue foto l’assedio della sua terra, progettano di realizzare insieme un documentario di denuncia della tragica situazione palestinese. Le due donne di parlano quasi ogni giorno con videochiamate che la regista tiene in memoria come documentazione per il lavoro da fare. Nelle loro conversazioni si mescolano rapporti giornalistici sulla situazione quotidiana che Fatma vede attorno a se e conversazioni personali sulle sperante e i sogni di una ragazza come tante, che vorrebbe girare il mondo come fotoreporter, mentre si vede confinata nella sua casa. Un giorno Sepideh comunica a Fatma che avranno la possibilità di presentare il progetto al Festival di Cannes e che sono entrambe invitate sulla Croisette. Fatma è felicissima della notizia che accoglie con uno dei suoi meravigliosi sorrisi. Il giorno dopo, 16 aprile 2025, improvvisamente, la casa degli Hassona viene distrutta da missili di precisione che uccidono Fatima e gran parte della sua famiglia. Secondo la regista “L’edificio è stato preso di mira, visto l’alto numero di giornalisti e fotografi uccisi dall’esercito israeliano a Gaza”. Il caso fa il giro del pianeta e scuote le coscienze. Quelle telefonate “preparatorie” diventano per la regista Farsi l’unico materiale disponibile per un film che viene pervicacemente alla luce. Ed è quanto mai autentico, necessario e urgente. La voce della fotoreporter Fatma Hassona non sarà dimenticata.

SINOSSI (ENG)
An Iranian director (Sepideh Farsi) living in Paris and a young photojournalist (Fatma Hassona) living with her family in Palestine, documenting the siege of her land through her photographs, plan to make a documentary together to expose the tragic Palestinian situation. The two women speak almost every day through video calls, which the director saves as documentation for their future work. Their conversations blend journalistic reports about the daily reality Fatma sees around her with personal exchanges about the hopes and dreams of a girl like many others, who wishes to travel the world as a photojournalist while finding herself confined to her home. One day, Sepideh tells Fatma that they will have the chance to present their project at the Cannes Film Festival and that they are both invited to the Croisette. Fatma is overjoyed by the news, greeting it with one of her wonderful smiles. The next day, April 16, 2025, the Hassona home is suddenly destroyed by precision missiles that kill Fatma and most of her family. According to the director, “The building was deliberately targeted, given the high number of journalists and photographers killed by the Israeli army in Gaza.” The case resonates worldwide and shakes people’s consciences. Those “preparatory” phone calls become, for director Farsi, the only material available for a film that stubbornly comes to life — authentic, necessary, and urgent. The voice of photojournalist Fatma Hassona will not be forgotten.


Sepideh Farsi

ITA
Sepideh Farsi vive la rivoluzione iraniana a soli 13 anni. Arrestata a 16, lascia il suo paese a 18 per poter continuare a vivere. Si stabilisce a Parigi, dove studia matematica, si dedica alla fotografia e inizia una prolifica carriera cinematografica.
Autrice di una quindicina di opere tra documentari, fiction e animazione, è nota per l’uso di mezzi non convenzionali, come nel caso di Teheran senza autorizzazione (2009), girato con un cellulare. Il suo film Red Rose (2014) esplora le rivolte del Movimento Verde, mentre il recente film d’animazione La Sirène (2022), sulla guerra Iran-Iraq, ha aperto la Berlinale ed è stato premiato in numerosi festival.
Attualmente sta lavorando a un western iraniano e a un grafic-novel autobiografico, Mémoires d’une fille pas rangée (“Memorie di una ragazza disordinata”). Attivista instancabile per la democrazia in Iran, continua a unire impegno politico e creazione artistica.

ENG
Sepideh Farsi experienced the Iranian revolution at just 13 years old. Arrested at 16, she left her country at 18 in order to keep living. She settled in Paris, where she studied mathematics, devoted herself to photography, and began a prolific filmmaking career. Author of around fifteen works across documentary, fiction, and animation, she is known for using unconventional methods, as in Teheran sans autorisation (2009), shot on a mobile phone. Her film Red Rose (2014) explores the protests of the Green Movement, while her recent animated feature La Sirène (2022), about the Iran–Iraq war, opened the Berlinale and won awards at numerous festivals. She is currently working on an Iranian western and on an autobiographical graphic novel, Mémoires d’une fille pas rangée (“Memoirs of a Disorderly Girl”). A tireless activist for democracy in Iran, she continues to unite political commitment with artistic creation.


«Se muoio, voglio una morte che faccia rumore.»
Fotografie di Omar El Qattaa e Fatima Hassouna | A cura di Amnesty International Marche

Ventotto fotografie, formato 40×60, raccontano la vita e la resistenza quotidiana a Gaza attraverso gli sguardi dei fotoreporter Omar El Qattaa e Fatima Hassouna.

Le immagini, scattate tra le rovine, le case, i gesti semplici e i momenti sospesi, restituiscono la forza silenziosa di chi continua a vivere, creare e testimoniare nonostante il genocidio in atto.
Il titolo della mostra riprende una frase scritta da Fatima Hassouna, giovane fotoreporter uccisa a Gaza nel 2025, che è diventata il soggetto del film documentario Put Your Soul on Your Hand and Walk, selezionato al Festival di Cannes del 2025.