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Un festival per resistere deve avere una ragione. Oggi più di ieri, considerate le condizioni economiche del presente, ideare, organizzare, curare un festival è una vera e propria masochistica passione. È un po’ come coltivare un amore assoluto verso l’altare dei morti jamesiano. Eppure, in quest’epoca di bassa marea, la pervicacia con la quale un gruppo di volontari continua a trovare la forza di sostenere gli autori italiani (mentre molti consigliano di aprirsi all’estero, di guardare altrove) è proprio un atto necessario. Non vi sono dubbi che il cortometraggio non è più da molto, lunghissimo tempo, uno stile narrativo, un terreno di lotta creativa dove sperimentare traiettorie dell’immaginario, poetiche, visioni, identità. Eppure è uno dei formati più apprezzati nei festival, nelle rassegne: il corto tira! Sarà perché al prezzo di uno ne prendi almeno cinque/sei/sette? E’ davvero l’occasione da banco a solleticare così tanto il pubblico che accorre alle proiezioni di cortometraggi? Verrebbe da dire, anche no. Il cinema è un viaggio compiuto da soli in mezzo a tanta gente. E un festival di cortometraggi è capace di trasformare quel viaggio in un’epica cavalcata tra generi, storie, colori: è come entrare nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. La sfida è non uscirne sazi. E’ Carver vs Tolstoj. Ad Ancona da dieci anni, un cifra ragguardevole se pensiamo al Festival Corto Dorico, creato e sostenuto da un’associazione di soli volontari come Nie Wiem, una lunga strada è stata percorsa.
Ogni anno, nonostante non poche difficoltà, si è trasformato un teatro in cinema, accolto decine di autori di ogni età e provenienza (si diceva “da tutta Italia, isole comprese”…ma potremmo aggiungere anche residenti all’estero), spalancato le porte a studenti per raccontare, attraverso il cinema, di una società tutt’altro che limitata nel perimetro dei tappeti rossi. Si sono percorse strade produttive, messo a confronto maestri con giovani autori, si sono aperte collaborazioni con università ed altri festival più adulti che hanno riconosciuto in Corto Dorico una realtà, potremmo dire, unica.

I Festival si reggono su finanziamenti, sulla volontà politica, sulle strategie promozionali, il Festival dorico ha radici solide in quanto, oltre al sostegno insostituibile delle principali istituzioni regionali e cittadine, ha stretto un patto con gli autori: offrire la visibilità nel concorso solo a quei pochi lavori capaci di innamorare lo sguardo. E’ un percorso selettivo, lungo, quello che porta alle “finali”, ed è un cammino che conserva lo spirito iniziale: una scelta democratica e orizzontale dove riceve il lasciapassare solo chi ha le carte in regola. Ed ecco perché Corto Dorico è divenuto “suggeritore” per i Nastri d’Argento, ed ecco la ragione che spinge molti autori (anche non sempre “promossi”) a ricandidarsi nella speranza di entrare nella ristretta rosa delle finali. Due, come le nature che si uniscono e compenetrano nell’Associazione: la forte attenzione verso il sociale (nella sua accezione più ampia) e verso una realtà che ha molti più colori e sfumature di quanto viene raccontato, ed il convincimento che solo nella libertà espressiva, nella moltitudine delle forme e dell’immaginario si espande la creatività.

Per i 10 anni del Festival abbiamo ricevuto alcuni regali in anticipo e, sarà perché il compleanno di Corto Dorico cade sempre un poco vicino al Natale, i doni arrivano in formato maxi. Tre Numi Dorici, come ci piace chiamarli, hanno voluto rendere omaggio al lavoro fatto in questi anni, spendendosi a sostegno del Festival: Toni Servillo, Daniele Ciprì e Steve Della Casa non sono casuali incontri di una sera. Sono amati professionisti con i quali si è tessuto un rapporto andato ben oltre la loro presenza ad Ancona. Quel che è nato tra le braccia del porto dorico ha germogliato fiducia e volontà di sostenere un progetto che guarda molto avanti, cercando ogni giorno nuove ragioni per esistere, per proseguire un cammino a fianco del pubblico che, come ogni anno, torna a sedersi di fronte ai cortometraggi per sapere che tempo fa in questo strano paese.

Un quarto grande autore ci ha fatto un enorme regalo: Simone Massi, prezioso artigiano d’animazione di questa regione e che questa terra racconta, a partire dalle sue forme e dalla sua natura più intima, con opere dense e riconoscibili, ha realizzato il manifesto di questa edizione. Un omaggio alla città e al Festival che ci lascia a bocca aperta, proprio come la fontana del Calamo dalla cui bocca sgorga l’acqua che, se bevuta, porta a ritornare nel capoluogo. Che sia questa la ragione della lunga vita di Corto Dorico?